La tradizione dello Scoppio del Carro di Firenze

Le storie più belle e ricche di tradizione sono quelle che nascono e prendono vita nelle strade, nelle vie più popolari e negli angoli più nascosti delle città. Odori, volti, personaggi e leggende, segnano tutte quel piacevole confine tra realtà e fantasia narrativa, che rendono unico un determinato luogo nel tempo. Nella città di Firenze la tradizione Pasquale dello Scoppio del Carro ha da sempre esercitato un fascino mistico, che profuma di antico, di storia, di conquista, di eroismo e di profonda spiritualità. La tradizione che ogni anno si ripete durante la messa di Pasqua, trae le sue origini al tempo delle crociate, quando Pazzino de’ Pazzi tornato dalla prima crociata fu premiato da Goffredo di Buglione con tre pietre del Santo Sepolcro per essere stato il primo cavaliere alla testa dell’esercito cristiano, a salire sulle mura di Gerusalemme, che fu conquistata nel 1099. Al suo ritorno a Firenze il valoroso membro della famiglia de’ Pazzi, portò con se tre reliquie che furono da quel momento conservate nella chiesa dei Santi Apostoli. Ogni anno prima dello scoppio del carro, la notte del Sabato Santo, le pietre vengono portate in processione sul sagrato del Duomo per l’accensione del Fuoco Santo, le cui ceneri insieme al braciere saranno conservate nella notte dentro la basilica per poi venire utilizzate durante la messa di Pasqua per l’accensione della “colombina”. Questo rito è uno dei più attesi dell’anno da tutti i cittadini fiorentini. L’innesco del carro posizionato tra il Duomo e il Battistero spetta proprio all’uccello simbolo della pace al quale, oltre al compito di dare inizio allo spettacolo pirotecnico, è anche legata la credenza popolare che se di ritorno all’altare dopo il suo volo, l’anno che verrà sarà un buon anno per il raccolto e per l’agricoltura.
Come confidatoci da Luciano Artusi, illustre storico e profondo conoscitore delle tradizioni fiorentine, in una passata intervista: “mentre per il carro non sappiamo ricollegare il periodo preciso della sua origine, sappiamo invece che l’innovazione della colombina, ad incendiare il “Brindellone”, nacque grazie alla volontà di papa Leone X, che resse il papato dal 1513 al 1521; ne viene da se che l’arco temporale in cui si studiò questa soluzione è pressappoco quello. Il Papa volle dare attraverso questa novità un significato più profondo nella figura della colombina, vista come lo Spirito Santo che va ad incendiare il fuoco benedetto, che al canto del Gloria viene poi dato con lo scoppio del carro a tutti i cittadini e agli astanti la festa“.

 

Testo e fotografia a cura di Simone Teschioni
©Levento – Arte, News e Cultura
Video ©David Battistella


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