Stop-hit vol. 4 // Post-hit digital edition against the pandemic

Nei giorni scorsi una nuova iniziativa di Post-hit, legata alla beneficenza, è apparsa sui profili social dell’artista sottolineando ancora una volta la profonda attenzione e l’impegno rivolto al sociale che ha da sempre contraddistinto il linguaggio di questa figura emergente della street art fiorentina. Per l’occasione vi proponiamo qui l’intervista realizzata in occasione dell’iniziativa “Stop-hit vol. 4 // Post-hit digital edition against the pandemic”.

Post-hit torna a far parlare di se con una nuova iniziativa, questa volta a supporto della Croce Rossa Italiana, in formato digitale…
Esatto. In piena emergenza coronavirus, è nato il quarto fundraising benefico, dopo i primi tre contro la violenza, il razzismo e la guerra. A questo giro, dopo il poster-book, la T-shirt e la black edition, l’oggetto in palio è digitale (anche visto il contesto): si tratta di un’edizione speciale del post-hit “Make streets great again” stampabile liberamente da un file in formato PDF, inviato a seguito della donazione individuale. Il beneficiario, come hai detto, è la Croce Rossa Italiana di Firenze, attiva quotidianamente su vari fronti dell’emergenza in corso e che si è ovviamente mostrata entusiasta dell’iniziativa.

Visto il periodo delicato che tutti stanno vivendo, come pensi che la street art possa aiutare le persone a sentirsi più coinvolte, pur rimanendo a casa?
È sicuramente una bella sfida, visto che la street art, per l’appunto, ha bisogno della strada per vivere (non a caso il post-hit dell’iniziativa per la Croce Rossa Italiana recita “Make streets great again”). I social aiutano a mantener viva l’affezione verso i progetti e la documentazione del lavoro dei vari street artist. Direi, anzi, che per alcuni è un momento per rafforzare la propria presenza online e acquistare maggiore dimestichezza sulla realtà aumentata che mezzi come i social network possono costituire, arricchendo la diffusione e la fruizione delle opere. Non mancano, poi, le tante iniziative benefiche, come anche #streetartistperfirenze di Bue2530, che nelle giornate del 3 e 4 aprile invita tutti gli street artist a pubblicare sui propri profili un’opera da mettere all’asta per sostenere direttamente l’ospedale di Careggi. È senz’altro un momento di criticità per le arti (e non solo, ahimè), ma credo che la risposta della street art sia complessivamente positiva. Voglio dire, già facevamo le cose gratis prima, no?

Hai saputo far affezionare le persone alla semplicità e all’immediatezza del tuo linguaggio, ai tuoi progetti legati a molte realtà sociali, una volta che sarà finita la quarantena, come post-hit tornerà a colorare le strade?
Di giallo, che domande! Beh, scherzi a parte, spero che continui la strada del movimento, per lasciare sempre più che Post-hit diventi una sorta di “patrimonio collettivo” in crescita, senza perdere la qualità (anzi, semmai guadagnandola) e diffondendosi geograficamente, oltre ogni “confine” immaginario che qualche politico vorrebbe evidenziare in nero indelebile sul mappamondo col quale gioca a fare il dittatore.

Cosa ti piacerebbe che arrivasse alle persone della tua arte?
L’hai nominata prima: la semplicità, il potere di regalare un sorriso con un quadratino giallo di soli 7,6×7,6cm. Parte integrante è poi il risvolto sociale: dare cioè una tridimensionalità alla ricerca artistica, che vada oltre l’oggetto e la fruizione dell’osservatore fino ad arrivare a un intervento positivo e concreto sulle tematiche di maggiore criticità e importanza del nostro quotidiano.

Hai in serbo qualche sorpresa, qualche nuova idea?
La domanda da un milione di dollari: troppe, o troppo poche, non saprei. A volte le idee fioccano come non mai, a volte si accartocciano e si gettano via, a volte vanno ridimensionate, a volte devono fermentare un po’ e a volte non sono proprio buone per niente. Di sicuro, in questo periodo non manca il tempo per rimettere a posto quei progetti lasciati troppo tempo nel cassetto, per poter poi delineare meglio la propria ricerca. Ho qualche nuova idea, sì, ma sono scaramantico/a (no, non è vero: è solo che preferisco parlarne quando ho già qualcosa in mano).

Come credi che l’arte, la street art nello specifico, ne uscirà da questo periodo di stallo?
Rafforzata e diversa, come tutti noi, ma soprattutto ancor più consapevole della responsabilità rappresentata dal dialogo fondamentale tra le strade e la vita che scorre in esse.

Salutandoci, cosa ti senti di dire alle persone che ti seguono?
Perché non mi mettete più tanti like come prima?! No, scherzo: è quel bastardo dell’algoritmo di Instagram, lo so. Beh, dico di attivarsi, di diventare altri Post-hit, anzi meglio di Post-hit, di colorare il mondo, con l’arte (sì, l’arte, perché pure lo scienziato più nerd della storia dell’umanità ascolta musica, legge libri e guarda film) e con le proprie azioni quotidiane, senza perdere di vista dove si vuole arrivare e da dove si è partiti. Non torneremo mai al “VIA”, o comunque non saremo mai uguali al giro precedente, ma soprattutto non raggiungeremo mai l’orizzonte: il bello è nel mezzo. (Non ho detto niente di nuovo, vero? Però suona bene!). Una cosa “quasi a effetto” però la voglio dire davvero: datevi il tempo di scoprirvi, specie in un periodo come questo. Non siate pecore, e nemmeno lupi: siate cani randagi sempre affamati, mai ingordi e, soprattutto, senza padrone.

Testo e intervista a cura di Simone Teschioni
©Levento – Arte, News e Cultura


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