Restaurato il Terrazzo di Giunone in Palazzo Vecchio

FOTO Enrico Ramerini / CGE Fotogiornalismo

All’interno del Quartiere degli Elementi di Palazzo Vecchio troviamo un po’ nascosto il “Terrazzo di Giunone”, spazio che vanta meravigliosi affreschi e stucchi, oltre al celebre Putto del Verrocchio, entrambi recentemente restaurati grazie all’intervento della Fondazione Friends of Florence. Un lavoro di restauro dal valore complessivo di circa 60.000 euro, che ha permesso di riscoprire un luogo dedicato dal Granduca Cosimo I de’Medici alla moglie Eleonora di Toledo, in occasione di quello che fu l’ammodernamento dell’ex Palazzo dei Priori, eseguito da Giorgio Vasari, nel passaggio della residenza della famiglia ducale nelle sale di Palazzo Vecchio. Gli ambienti del Quartiere degli Elementi compreso il terrazzo, speculari alle sottostanti stanze di Leone X,  rappresentano nelle pitture affrescate e nelle grottesche, Giove, Giunone e alcune storie della prima stirpe delle divinità mitologiche. Queste raffigurazioni celano in sé lo scopo di creare un legame simbolico e celebrativo con gli illustri padri della dinastia medicea del piano sottostante, tra cui Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico. Dei terrestri che vestono i panni di divinità celesti, un attribuzione sontuosa e quanto più ambiziosa si potesse mai immaginare. Il Terrazzo di Giunone si mostra ad oggi chiuso nella parte tra le colonne che affacciavano sul versante nord orientale della città, a causa dei lavori di ampliamento che interessarono Palazzo Vecchio nel corso del tempo: questo luogo era destinato nei progetti e nelle volontà di Cosimo I ad ospitare anche una fontana, motivo che porta a collocare qui il bronzo originale del Verrocchio, anch’esso recentemente restaurato e rientrato a casa tra le mura di Palazzo Vecchio dopo la mostra di Palazzo Strozzi e di Washington dedicata al maestro di Leonardo, creando un effetto più che speculare con l’affresco raffigurante un altro putto presente proprio sotto la nicchia dedicata ad una statua della dea Giunone, quest’ultima andata perduta o presumibilmente mai giunta a Firenze. Gli affreschi raffiguranti la dea Giunone, colgono la divinità in episodi dove appare come moglie gelosa, punendo le amanti di Giove come la ninfa Callisto e l’episodio della sacerdotessa trasformata in bue da Giove, e imprigionata per sempre da Giunone in quelle sembianze.
Gli affreschi, come spiegato dalle restauratrici, hanno subito nel tempo numerose ricostruzioni e un numero consistente di applicazioni conservative. Per mantenere intatte le pitture è stato reso necessario mantenere le ricostruzioni precedenti, agendo nella pulitura attraverso impacchi di carbonato di ammonio, evitando così di danneggiare gli elementi cromatici degli affreschi originali. L’applicazione degli impacchi si è resa necessaria anche nella pulitura dei rilievi di stucco presenti nella zona della nicchia dedicata alla statua della dea Giunone. In questo caso a differenza degli impacchi per gli affreschi, le restauratrici sono intervenute con tamponi in spugna naturale e applicando carta giapponese intrisa di una soluzione liquida neutra.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento – Arte, News e Cultura


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