Stefano Accorsi nominato direttore artistico della Fondazione Teatro della Toscana

La Fondazione Teatro della Toscana, dopo la consulenza artistica di Gabriele Lavia, ha ufficialmente annunciato e presentato, nella parole del Presidente Tommaso Sacchi e del Direttore Generale Marco Giorgetti, la figura di Stefano Accorsi come nuovo direttore artistico per il triennio 2021-2023. Un ruolo, quello che Accorsi andrà a ricoprire tra dieci mesi a partire dal 1 gennaio 2021, che rispetto ai suoi predecessori lo vedrà maggiormente coinvolto nelle dinamiche relazioni del Teatro, non solo legate alla programmazione artistica, ma anche verso l’esterno, in una direzione che si presta a fare da ponte tra la forte tradizione del passato e la costante voglia di novità, data anche dalle collaborazioni internazionali, a partire da quella con il Théatre de la Ville di Parigi, che ha permesso di protare ad inizio stagione 19/20, sul palco del Teatro della Pergola, Isabelle Huppert, con lo spettacolo “Mary said what she said”, diretto alla regia da Robert Wilson e accompagnato dalle musiche di Ludovico Einaudi. Stefano Accorsi, acclamato attore, che già in passato insieme a Marco Baliani aveva collaborato con il Teatro della Pergola nella produzione di due spettacoli, il primo sull’Orlando Furioso, il secondo legato al Decamerone, si torva grazie a questo nuovo ruolo, a vestire i panni dirigenziali per la prima volta, come da lui stesso dichiarato in sede di presentazione. Panni dirigenziali che lo porteranno a lavorare su spettacoli in grado di “far staccare la schiena dalla poltrona agli spettatori“, spettacoli che sotto la linea artistica presentata dallo stesso Accorsi, “partendo dall’idea di una scrivania pulita, possano far si che la gente esca da teatro, come se avesse ricevuto un dono“. Un’idea di teatro che possa continuare a valorizzare l’italianità di autori classici e contemporanei, prestando costantemente attenzione a possibili riletture e adattamenti in chiave moderna dei testi drammaturgici, strizzando sempre l’occhiolino all’estero, identificando così il Teatro della Toscana, come una sorta di “porta d’europa” che colleghi Firenze con il resto dell’arte internazionale.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento – Arte, News e Cultura


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