Il linguaggio in codice di Michele Cicciofera in mostra al Museo Marino Marini

Un linguaggio in codice, un alfabeto come appartenente ad un lontano passato, che negli spazi della Cripta del Museo Marino Marini, grazie all’allestimento curato da Angelo Crespi consente di conoscere gli interrogativi sull’evoluzione umana, individuale e collettiva, propri dell’arte di Michele Ciacciofera. Nato a Nuoro e trasferitosi poi in Sicilia, l’artista e uomo delle isole, come lui stesso definitosi in molte interviste, pone al centro al centro della mostra dal titolo “The library of encode time”, in programma fino al 2 marzo 2020, una serie di vecchi mattoni rinvenuti in parte nel chiostro adiacente alla chiesa di San Pancrazio, su cui, a seguito di una prima cottura per eliminare la calce, imprime ed elabora diversi alfabeti carichi di simboli passati e futuri, come provenienti da una diversa era. I mattoni sono accompagnati in mostra da altre creazioni di Cicciofera, “The inner State”, composta da venti sculture verticali che, dall’unione di legno e altri materiali di recupero, danno vita a totem ambigui dalle forme umane e animali, minerali e vegetali. Un’ unione quindi di più elementi, oggetti che si fondono tra loro per essere poi colorati e dipinti con tinte naturali e fluorescenti. Elementi quasi sciamanici che all’interno del Sacello del Museo, a fianco della Cripta, sono supportati da una traccia audio in cui rumori urbani e naturali, elaborati elettronicamente e ritmati, si sovrappongono per creare una sonorità che rappresenta l’anima vitale delle sculture stesse, un’anima che gradualmente diminuisce fino alla sua estinzione.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento – Arte, News e Cultura


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