Umanità, desiderio e potere, arriva alla Pergola il Re Lear di Glauco Mauri

Non si è mai troppo vecchi, se si vive della magia e della sacralità del Teatro, per affrontare il palcoscenico e mettersi in discussione ad 89 anni nel ruolo di Re Lear, in una delle più complesse, enigmatiche ed oscure tragedie che Shakespeare abbia mai realizzato. Ebbene Glauco Mauri, nei panni del sovrano accecato dall’ossessione per l’amore delle sue tre figlie, riesce a portare al Teatro della Pergola di Firenze, fino al 19 gennaio 2020, tutta l’umanità, il desiderio, il potere e la follia che si addensano intorno al personaggio, mantenendo fino alla fine un’ intensità e una forza di espressione tale, degna dei grandi maestri del palcoscenico. Diretto alla regia da Andrea Baracco, il Re Lear di Glauco Mauri e di Roberto Sturno, nei panni del Conte di Gloucester, sviluppa la sua trama nell’intreccio delle due storie coprotagoniste, entrambe accomunate dall’onestà che viene vissuta come un delitto, un delitto che si prefigura e si consuma sotto forma di menzogna, di inganno, dove a farne le spese saranno Cordelia, figlia di Lear, e Edgar, figlio di Gloucester. Una menzogna molteplice, figlia dell’avidità, che si diffonde a macchia d’olio impadronendosi dei caratteri dei personaggi presenti sulla scena, tra giochi di potere, inganni e scoperte crudeli, tutte finalizzate ad ottenere la corona vacante del re, in preda ad una disarmante follia errante, che lo porta a vagare senza meta per le terre del suo regno.
Lo spettacolo, portato in scena a Firenze nella produzione firmata dalla Compagnia Mauri Sturno e della Fondazione Teatro della Toscana, in questa sua prima nazionale, vedrà Glauco Mauri confrontarsi per la terza volta con il testo del bardo, affidandosi completamente a tutta l’esperienza fin qui maturata in tanti anni di professione teatrale, pronto a mettere a nudo ogni aspetto e ogni debolezza del grande sovrano. Un testo che come definito con molto umiltà dallo stesso attore, alla soglia delle 500 repliche, nonostante le sue complesse chiavi di lettura, non è altro che una grande favola dove Shakespeare, con il sublime dono della sua poesia, ci parla di quella misteriosa e povera cosa che è l’uomo.

Testo a cura di Simone Teschioni
©”Levento – Arte, news e cultura”


CONDIVIDI SU...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *