Il restauro del Tabernacolo di Andrea della Robbia

Dopo tre mesi di attento e delicato restauro, il Tabernacolo Eucaristico eseguito nel 1512 da Andrea della Robbia, collocato sul lato sinistro dell’altare maggiore della Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio di Firenze, torna visibile al pubblico in tutta la sua ricchezza e il suo splendore. Il restauro, eseguito dalla restauratrice Francesca Rossi sotto la supervisione dell’Alta Sorveglianza della Soprintendenza fiorentina, deve la sua realizzazione e la sua riuscita al contributo sostenuto interamente della Fondazione “Friends of Florence”, realtà da sempre vicina al tessuto culturale fiorentino e promotrice di importanti campagne di valorizzazione del patrimonio artistico cittadino. La Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio, situata nella Piazza del Limbo, è una delle chiese più antiche di Firenze. Al suo interno oltre all’importante opera realizzata da Andrea della Robbia sotto la supervisione del padre Giovanni, troviamo anche il dipinto del Vasari eseguito ad olio su tavola, recentemente restaurato in occasione della mostra sul Cinquecento Fiorentino tenutasi a Palazzo Strozzi, raffigurante l’Immacolata Concezione. Un capolavoro assoluto dove tecnica e armonia si sposano insieme nelle forme virtuose della Vergine Maria raffigurata in una sorta di assunzione al cielo, che con il piede schiaccia letteralmente il volto del serpente, qui raffigurato nelle forme di un Diavolo, di un Angelo caduto, saldamente ancorato all’albero della conoscenza, ai cui piedi, nudi, si trovano Adamo ed Eva. Ma tornando al Tabernacolo Eucaristico di Andrea della Robbia, tutt’oggi utilizzato durante le celebrazioni, oltre ad essere accompagnato dall’opera del Vasari, sullo stesso lato di quella che in origine si presuppone fosse la Cappella degli Acciaiuoli, importante famiglia del rinascimento fiorentino che commissionarono il Tabernacolo ai della Robbia, troviamo le pietre del Santo Sepolcro, donate nel Medioevo da Pazzino de Pazzi alla città di Firenze, con cui ogni anno veniva e viene tutt’ora acceso il Fuoco Santo, che viene poi  portato in processione per la città durante la notte di Pasqua, rendendo questa Chiesa un vero e proprio scrigno di tesori proprio nel cuore del centro storico di Firenze.
Le figure rappresentate sul Tabernacolo di Andrea della Robbia, sono realizzate in terracotta invetriata policroma e raffigurano ai due lati, due angeli che reggono grandi tendaggi, permettendo di svelare al centro della scena, la lunetta all’interno della quale è contenuto il mistero eucaristico. L’insieme delle forme è impreziosito da elementi architettonici di gusto classico come le ricche ghirlande, teste di cherubini e angeli oranti che adornano l’intera scena. Circa il delicato restauro abbiamo avuto il piacere di confrontarci direttamente sul lavoro eseguito con la restauratrice Francesca Rossi.

Come si è intervenuti sull’opera?
Le puliture sono avvenute per mezzo di acqua deionizzata a tampone, oppure nelle parti dove lo sporco era più tenace, si è intervenuti con impacchi sulla superficie interessata utilizzando carbonato di ammonio.

Cosa ci può dire di questo delicato restauro?
Al di là di quelle che sono state le caratteristiche tecniche del restauro, durante i lavori sull’opera, abbiamo rilevato differenti tecniche di realizzazione delle figure appartenenti al gruppo scultoreo e quindi una differenza cromatica degli smalti utilizzati. In base a questo dettaglio possiamo dire che le ricette utilizzate nel 1500 per la realizzazione dei vari soggetti e delle varie forme, in fase di cottura, potevano anche essere ripetute più volte nei vari passaggi, ma ovviamente in quell’epoca gli ingredienti erano ingredienti grezzi che potevano portare, una volta realizzati tutti i passaggi, a risultati diversi. Questa caratteristica infatti ci permette di vedere a volte qualche differenza spesso anche impercettibile come ad esempio nella tipologia dei bianchi e della tipologia dei blu presenti nel Tabernacolo. Al di là di questa curiosità, l’intervento di restauro è stato mirato a rimuovere tutti quegli che sono stati gli effetti di degrado che si sono sovrammessi nel tempo sopra il gruppo scultoreo, come lo sporco depositato e tracce di malta. Durante la pulitura abbiamo inoltre risanato le fratture provocate durante gli smontaggi precedenti e durante gli interventi di rincollaggio avvenuti con i vecchi restauri. L’intervento pittorico ha invece interessato quasi esclusivamente le stuccature che sono state eseguite non solo sulle fenditure, ma anche sui tagli di cottura, cercando di ricucire il colore quando si trattava delle coloriture blu e bianche, creando una continuità non solo visiva, ma soprattutto godibile. Mentre invece i difetti di cottura che possono emergere come abbiamo accennato prima sui diversi colori o in relazione alle mancanze dello smalto come in questo caso specifico, oppure piccole e lievi mancanze superficiali riconducibili alla tecnica di realizzazione, quelle le abbiamo lasciate invariate anche per mostrare il tempo vivo dell’opera e della sua vita.

Quale è stata la parte che ha richiesto più attenzioni?
Sicuramente tutte le parti più nascoste e quelle nei sottosquadra che erano quelle meno interessate dai precedenti interventi sull’opera. Queste parti sono state di conseguenza quelle che hanno richiesto un intervento maggiore, ma giusto perché presentavano sedimenti più consistenti rispetto al resto.

Dettagli particolari emersi durante il restauro?
Ma sicuramente le stelle dorate poste nella parte alta del Tabernacolo, molto raffinate ed eseguite ad oro vero su “missione”. E’ incredibile come si siano conservate nel tempo insieme a tutte le tracce di doratura che purtroppo non sono ad oggi molto visibili, ma che sono anch’esse sopravvissute nelle parti più nascoste per ovvi motivi, che potrebbero farci pensare che gli unici elementi a freddo che realizzavano i della Robbia una volta messa in opera l’oggetto erano appunto le dorature.

Il Tabernacolo ha subito nel tempo anche i danni dell’alluvione del 1966…
Circa i danneggiamenti dell’alluvione del 1966 ne abbiamo trovato pochissime tracce se non un po’ di sporco e forse un po’ di fango nelle parti più nascoste, ma l’opera c’è da dire che era già stata pulita da questo degrado.

Altre curiosità sull’opera?
I vari smontaggi e rimontaggi dell’opera ci svelano attraverso le fratture in mezzo ai pezzi e alle forme, che potremo chiamare “fratture scomposte”, quelle che non rientrano nei tagli di cottura. Se osserviamo poi bene il Tabernacolo, possiamo notare che il rimontaggio, dopo i vari interventi di pulitura precedenti, non è avvenuto in maniera molto corretta. Sono infatti visibili parti più inclinate da un lato, oppure come si può notare nelle due colonne con le grottesche, una è più aggettante rispetto all’altra, così come i bambinelli e il piano geometrico posto sotto la lunetta dell’eucarestia, che risulta più inclinato e non perfettamente allineato al resto della scultura.

Testo, intervista e fotografia a cura di Simone Teschioni
©Levento.ue

 


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