Lino Mannocci e il matrimonio futurista di Severini

In occasione della nuova serie di mostre inaugurate al Museo Novecento di Firenze, un focus particolare merita l’esposizione dell’artista Lino Mannocci intitolata “Un matrimonio futurista”, curata da Sergio Risaliti, in programma fino al 16 gennaio 2020. Un’esposizione di trenta opere suddivise tra il primo e il secondo piano del Museo, che raccolgono cartoline e marmi, rielaborati attraverso vecchie fotografie e cartoline d’epoca, che testimoniano il fervore culturale dei primi anni del Novecento, accompagnati infine da un’installazione e dalla proiezione del video del matrimonio di Gino Severini e Jaenne Fort, a cui presero parte i più grandi personaggi delle avanguardie parigine.

Come mai il matrimonio di Severini?
Beh in generale io lavoro sempre a tema e fortunatamente devo dire che un tema porta sempre ad uno sviluppo, non interrompendo mai il percorso creativo. A Severini ci sono arrivato attraverso la mostra che ho realizzato a Londra sui futuristi. Nel preparare questa esposizione ho letto la biografia di Severini, scritta dall’artista nel 1946, in cui parla del suo matrimonio, a distanza di venti/trenta anni dal periodo che poi mi ha interessato, cioè il periodo immediatamente prima della guerra. In quelle pagine parla di quel giorno in maniera diversa da tanti altri suoi contemporanei. Ne parla con affetto, dando molta importanza ai rapporti personali. Ci sono due, tre pagine che sono molti dolci, dove descrive la moglie, all’epoca ancora una ragazzina di sedici anni, parla del loro rapporto, e di come quel giorno per loro fu un grande evento. Un grande evento reso possibile dal padre della compagna, Paul Fort, che era ai tempi un poeta molto conosciuto, oggi dimenticato, che realizzò questo grande evento mediatico. Il film infatti proiettato in mostra, ci svela solo pochi secondi a noi pervenuti della registrazione del “Petite Journal”, che testimonia il grande e pomposo matrimonio. Un trattamento che nessuno ha mai vantato, per esempio nemmeno Picasso. Il matrimonio di Severini, dipinge per me un periodo molto caratteristico, denso, connotato dal fatto che tanti protagonisti di quell’epoca li hanno segnato la storia dell’arte, dando un contributo essenziale alla nostra modernità.

Un progetto che vede un Alpha e un Omega, come riportato sulle lapidi marmoree esposte al primo piano del Museo Novecento…
Si esatto, un dettaglio che ho voluto imprimere nella lavorazione dei marmi. Un simbolo che reputo molto importante come infatti riportato su quella di Oscar Wilde e Bosie, compagno e amante dello scrittore, ritratti qui insieme, ma anche su quella di Apollinaire e dei futuristi.

Spesso non solo dai marmi, ma anche dalle cartoline a corredo del video del matrimonio di Severini, le sue opere tendono a configurarsi come veri e propri lacerti di memoria mostrando un passato un po’ sbiadito, un po’ evanescente…
Si, si sente da una parte il passaggio del tempo e dall’altra l’importanza delle tracce che queste persone hanno lasciato. Un marmo in particolare su tutti è il punto più divertente e anche più alto di questa produzione, quello dedicato al Futurismo, dove è scolpita la divisione interna che seguirà alla fine del 1913. Il primo che ne prese le distanze nel dicembre del 1913 fu proprio Palazzeschi, che scrivendo qui a Firenze sull’Acerba dichiara apertamente la divisione con Marinetti. Una divisione culturale di personaggi e artisti, alcuni rivendicati come veri e propri modelli culturali.

Intervista a cura di Simone Teschioni
©Levento.eu


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