“Plasmato dal fuoco” a Palazzo Pitti la mostra sui bronzi del barocco fiorentino

In programma fino al 12 gennaio 2020 troviamo a Palazzo Pitti la maestosità del bronzo barocco nell’esposizione intitolata “Plasmato dal fuoco”, una mostra che ha il merito di raccontare, attraverso l’allestimento curato da Sandro Bellesi e Riccardo Gennaroli con protagoniste centosettanta sculture, l’arte dei maestri fiorentini del Seicento e del Settecento, che da Firenze hanno influenzato il gusto e lo spirito del tardo barocco europeo. All’interno della mostra, suddivisa per periodi, troviamo parte di alcune collezioni, di alcuni gruppi scultorei, che sono stati ricongiunti per l’occasione e presentati qui a Firenze per la prima volta dopo interi secoli. Uno di questi, il più importante di tutta la storia della tradizione barocca della scultura in bronzo, è la serie delle piccole statue dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, una raccolta di dodici pezzi bronzei che furono realizzati tra il 1722 e il 1725 di cui undici qui presenti, giunti a Palazzo Pitti grazie all’importante lavoro di studio sulle fonti dell’epoca che ne ha consentito il ritrovamento tra collezioni private e pubbliche. Il dodicesimo elemento di questo gruppo scultoreo, conosciuto attraverso una replica custodita nelle raccolte del Metropolitan Museum di New York, purtroppo non è stato possibile esporlo in questa occasione per motivi burocratici legati al prestito dell’opera . Gli undici pezzi esposti del gruppo dell’Elettrice Palatina, commissionati ai maggiori artisti del periodo tardo barocco fiorentino come Gian Battista Foggini e Massimiliano Soldani Bensi, hanno il merito, grazie a questa esposizione, di tracciare in modo molto netto le linee guida di tendenza di quella che era l’arte fiorentina di quel preciso momento storico, un’arte perfettamente aggiornata alle novità europee di quel momento.

Prestigiosi prestiti nazionali ed internazionali arricchiscono così il percorso del Tesoro dei Granduchi, grazie ad opere provenienti dai Musei Vaticani, dal Louvre, dal Victoria and Albert Museum di Londra, dall’Hermitage di San Pietroburgo, dal Getty di Los Angeles e dalla National Gallery of Art di Washington. Nelle sei sale al piano terreno di Palazzo Pitti è così possibile ammirare, partendo dai crocifissi del Giambologna e di Pietro Tacca, suo allievo prediletto, nonché autore del “porcellino” situato a fianco della Loggia del Mercato Nuovo, tutta una serie di sculture in dialogo con l’antico, tra riproduzioni di varie dimensioni, fino all’esposizione delle copie in bronzo delle statue che adornano la Tribuna della Galleria degli Uffizi. Un gruppo di opere estremamente raro perché di queste statue furono eseguite solo poche copie, conseguentemente a due semplici motivi: il primo legato al costo, per cui solo personaggi particolarmente facoltosi potevano permettersi riproduzioni di questo valore; il secondo legato invece direttamente alla loro realizzazione vincolata dal permesso del Granduca, che sceglieva con molta cura a chi concedere questo privilegio, stante nella mano degli unici maestri autorizzati a riprodurre i capolavori della Tribuna, ovvero Gian Battista Foggini, l’architetto e scultore di corte, e il Soldani Bensi, artista impegnato all’interno della corte granducale e direttore della zecca fiorentina. Le opere bronzee sono poste infine in relazione con ben quarantadue disegni del Soldani Bensi, presenti nell’ultima sala dedicata all’esposizione, in cui è presente anche una riproduzione del Bacco di Michelangelo. Il gruppo di disegni, recentemente acquisito dalle Gallerie degli Uffizi, insieme ai dipinti di artisti come il Dantini e il Bimbi, consentono di esaltare a pieno la plasticità di queste sculture, completando così nel migliore dei modi il ricco cerchio artistico della corte medicea tra il Seicento e il Settecento.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento.eu


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