Emilio Isgrò, l’arte della cancellatura

Entrare nelle sale della Fondazione Giorgio Cini ed essere fin da subito proiettati all’interno delle cancellature di Emilio Isgrò è il grande effetto sorpresa merito dell’allestimento curato da Germano Celant, per questa tanto attesa retrospettiva dedicata all’artista maestro della cancellatura che con le sue opere ha rivoluzionato il linguaggio moderno, trasformando la negazione data dall’operare una cancellazione nel suo esatto opposto, una sottolineatura, volta ad amplificare il ruolo della comunicazione e il significato stesso della parola. Un’ambientazione-installazione che partendo dagli anni Sessanta, come i 38 volumi del “Cristo cancellatore” del 1968, l’imponente “Carta geografica” del 1970 ed altre importanti opere, ripercorre le tappe della carriera e del percorso creativo del maestro messinese fino ai lavori più recenti come il testo di Herman Melville, Moby Dick. Da qui la similitudine come dichiarata dallo stesso Isgrò, che ci porta in mostra come dentro il ventre della balena, un ventre protettivo dentro al quale non si muore, bensì all’interno del quale si cresce e si matura una prospettiva di vita che è quella del rifugio.

Il libro di Melville è un libro emozionante di per se’ come tutti i libri capaci di fondare una mitologia, la mitologia del coraggio e dell’avventura“. L’ispirazione di Isgrò legata a Moby Dick, che dalle prime cancellature lascia intravedere l’incipit del romanzo “My name is Ismael”, condivide la stessa tradizione letteraria che vede e intende la balena come grembo comune ad altri scrittori,tradizione riscontrabile nel “Libro di Giona” della Bibbia e in “Pinocchio” di Collodi. In mostra possiamo vedere come il linguaggio di Isgrò si concentri poi anche su altri animali, insetti, che in questo caso invece di cancellare, formano lettere e parole. Questi insetti sono le api, le formiche, esseri viventi che hanno accompagnato l’artista nella creazione della sua arte, offrendosi nell’interpretazione più come una affermazione che come una negazione data dal togliere testo e contenuto.

Una cancellatura quella di Emilio Isgrò che non lascia spazio nemmeno a carte geografiche, mappamondi, come la celebre ed importante opera dal titolo “Venezia” presente in mostra, e persino i digesta del “Corpus Iuris” di Giustiniano. Un passato da giornalista, poeta, romanziere, drammaturgo e regista, un’artista a tutto tondo che la città della serenissima ha adottato e visto crescere passo dopo passo, cancellatura dopo cancellatura. Non è un caso infatti che a distanza di cinquantacinque anni sia proprio Venezia, dove nel 1964 Isgrò operò la sue prime cancellature, ad ospitare la grande retrospettiva sull’artista, che si avvale nell’esposizione di lavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, nazionali ed internazionali. Il catalogo della mostra edito e pubblicato da Treccani, contenente al suo interno non solo le pagine cancellate di Moby Dick, ma anche un accurato approfondimento cronologico della carriera e del percorso d’artista di Isgrò, si colloca perfettamente a fianco di questa importante antologica ospitata alla Fondazione Giorgio Cini, consentendo al visitatore una panoramica completa sul maestro in attesa di nuovi progetti e nuove cancellature.

Testo, intervista e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento.eu


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