Più di un semplice “Vaso di Fiori”, il quadro di Jan van Huysum torna a Firenze

Il dipinto “Vaso di Fiori” di Jan van Huysum dopo 75 anni è finalmente tornato in Italia, per la precisione a Palazzo Pitti, dove nel 1944 fu trafugato da parte delle milizie naziste durante la seconda Guerra Mondiale. Un capolavoro assoluto, ricco di dettagli e particolari, che rendono l’opera di van Huysum una vera e propria icona del naturalismo olandese del primo Settecento. La cerimonia di restituzione del dipinto, avvenuta in data 19 luglio 2019 presso la “Sala Bianca” di Palazzo Pitti alla presenza del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, del Ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli e del Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ha evidenziato come la cooperazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale europeo non conosca frontiere, ma attraverso il lavoro di ben cinque Ministeri e le forze di polizia internazionali, sia invece unita nel raggiungere importanti traguardi di grande valore storico. Il dipinto “Vaso di Fiori” torna così a Firenze dove fu acquistato dal Granduca di Toscana, Leopoldo II nel 1824, diventando parte integrante della collezione delle Gallerie degli Uffizi con l’intento di arricchire le opere della Galleria Palatina, nel periodo della sua primordiale costituzione, grazie ad una serie di nature morte che destarono l’interesse anche del suo predecessore, Cosimo III de’ Medici. Un quadro che, come riportato dalle cronache del tempo, possedeva già a metà del Settecento ottime quotazioni di mercato, essendo il giovane van Huysum tra i più celebri pittori olandesi di nature morte del suo tempo. Un’opera che mostra come l’artista abbia saputo abilmente coniugare nel dipinto non solo l’equilibrio cromatico dato dalla splendida ricchezza dei fiori ritratti, ma persino la minuziosità dei dettagli degli insetti e la loro natura, studiata ampiamente e riportata su tela grazie ad apposite lenti di ingrandimento.

 

La procedura diplomatica che ha consentito il recupero dell’opera, che al momento dell’appello del Direttore Schimdt, si trovava in Germania presso privati, per quanto riguarda la parentesi italiana, è stata seguita oltre che burocraticamente dai ministeri competenti, dal reparto speciale del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, rappresentati in sede di cerimonia di restituzione del dipinto dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri. E’ stato infatti proprio il comandante a sottolineare come si sono svolte le fasi del recupero del quadro, rovesciando a fine del suo discorso la celebre citazione di Dostoevskij, per cui in questo caso è concesso affermare “che sia stato il mondo a salvare la bellezza“.

L’opera, una volta terminata la cerimonia, è stata collocata in un’apposita teca allestita all’interno della “Sala della Musica”, non troppo distante dalla sua destinazione finale a parete, in modo da essere ben visibile nei prossimi mesi a turisti e curiosi che ne vorranno ammirare lo splendore e conoscerne la storia. Un’evento possiamo dire in definitiva che crea un’importantissimo precedente storico, aprendo di fatto le porte a tutta una serie di situazioni analoghe per cui come accennato dal Ministro Alberto Bonisoli, senza però entrare nel merito della questione, lo Stato è attualmente impegnato in accordi e trattative con i diretti interessati. Chissà se grazie a questa restituzione ci abitueremo nei prossimi anni a giornate come queste, dove grazie ad uno spirito di giustizia ed eticità saremo in grado di ricucire non solo le verità dell’arte, ma anche la nostra profonda identità storica.

Testo, video e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento


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