Un museo nel museo, inaugurate 14 nuove sale agli Uffizi

Il nuovo allestimento delle sale delle Gallerie degli Uffizi dedicate ai maestri del cinquecento veneto e fiorentino si presenta al primo sguardo del visitatore come un crescendo in ricchezza, che stimola e coinvolge letteralmente tutti i sensi. Un lavoro studiato nei minimi dettagli e particolari dall’architetto Godoli, che dona maggior respiro alle opere e valorizza al meglio attraverso l’allestimento il percorso cronologico del museo, consentendo di approfondire lo sguardo e un dialogo a tu per tu con i maestri della pittura come Bronzino, Tintoretto, Tiziano, Lorenzo Lotto, Giorgione, Palma il Giovane, Veronese e molti altri artisti che hanno scritto pagine importanti della storia dell’arte tra la Toscana e il Veneto. L’accesso a queste nuove quattordici sale dell’ala di ponente, dove sono disposti ben 105 dipinti si ha attraverso l’impatto con le opere del Bronzino, per le quali è stato scelto come sfondo un grigio scuro che richiama alla pietra serena degli Uffizi, ma con variazioni cromatiche più calde contrastando al meglio con gli sfondi dei ritratti di “Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni” e degli altri figli della moglie di Cosimo I, come il dipinto raffigurante “Bia de’Medici”.

 

Dalla “Sala delle Dinastie” si accede così alla “Sala del Pilastro” dove erano ospitate in precedenza le opere di Leonardo da Vinci, accompagnate negli spazi da quelle che erano le sale dedicate alle esposizioni temporanee. Troviamo qui la monumentale “Madonna del Popolo” di Federico Barocci, acquistata ai tempi a caro prezzo dal granduca Pietro Leopoldo, esposta a fianco delle grandi pale d’altare del periodo della Controriforma, insieme al “Noli me tangere” di Lavinia Fontana, importante pittrice della scuola bolognese. Accompagnano questi dipinti nel percorso le altre stanze allestite come fossero veri e propri studioli, in cui grazie anche alla sistemazione di panchine è possibile ammirare le opere soffermandosi davanti ad esse, consentendo così di apprezzarne la piena bellezza e l’inestimabile valore. E’ questo infatti l’esempio della “Sala del Guerriero di Giorgione”, dove la sosta è ampiamente consigliata davanti al “Gattamelata“, condottiero e capitano di ventura, vestito di una splendente e tenebrosa armatura nera, ritratto in posa cavalleresca degna dei grandi guerrieri. Nel proseguire il percorso ci si imbatte successivamente nel gioiello di questo allestimento, dove per i pittori veneziani è stato scelto per le pareti un fondo di colore verde: colore ripreso dall’architetto Godoli e dal direttore Eike Schmidt, grazie all’accostamento con alcuni dettagli del ritratto di “Eleonora Gonzaga duchessa di Urbino” di Tiziano. Questa sala, cuore delle quattordici nuove stanze, che prende il nome di “Cappellina Veneziana”, ospita tra i tanti capolavori la “Sacra Famiglia” di Lorenzo Lotto, rientrata dal prestito per la mostra sul grande pittore tenutasi a Macerata e restaurata in occasione della sua nuova collocazione grazie all’investimento di 15.000 dollari, da parte di un socio del gruppo “Friends of the Uffizi Galleries”. A completamento della “cappellina” troviamo due tavole del Giorgione, tele di Tiziano e del Veronese, le quali tornano nuovamente ad essere esposte dopo molto tempo passato nelle depositerie e negli archivi delle gallerie. Altro contributo ingente della cifra di 100.000 dollari è stato devoluto dal ramo americano della fondazione “Amici degli Uffizi” a fronte della sistemazione della sala dove al centro regna, in tutta la sua bellezza di composizione e scenicità, la “Venere di Urbino” di Tiziano, forte della sua elevata carica erotica e ricchezza di simboli nuziali, opera tra le più celebri del pittore veneziano. Un percorso che in definitiva si presenta come un museo dentro ad un museo, vantando perfino un suggestivo affaccio su Ponte Vecchio e il fiume Arno, che si conclude nel verde della pittura delle sale, con “Leda e il Cigno” del Tintoretto e con la sala a fine percorso della Galleria degli Uffizi, dedicata al Veronese.

Testo e immagini a cura di Simone Teschioni
©Levento


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