Nicola Piovani torna a dirigere l’Orchestra del Maggio Fiorentino

Il 15 luglio 2019 in occasione della ricca programmazione della quarta edizione del MusArt Festival, il maestro Nicola Piovani torna a dirigere l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, nel concerto che aprirà la prima settimana di spettacoli, preceduto dal recital di Roberto Bolle in programma sabato 13 luglio. Un connubio quello tra il direttore premio oscar per la colonna sonora de “La vita è bella” e l’orchestra fiorentina, che ha visto i due già protagonisti lo scorso novembre al Teatro del Maggio, nella rappresentazione de “La Pietà” con la voce narrante di Gigi Proietti. Un concerto, quello di luglio, che si inserisce all’interno di un festival non strettamente accademico, ma bensì aperto alle varie lingue dell’arte e dello spettacolo, come precisato dallo stesso Piovani nella nostra intervista.

Maestro cosa dobbiamo aspettarci da questo concerto?
Un concerto di musiche da film, molto probabilmente suonate bene perchè questa è una grande orchestra, che avendo il tempo di provare i vari brani sapranno sicuramente suonare bene le musiche in programma. Il pubblico potrà aspettarsi la possibilità di ascoltare certe partiture che sono entrate dentro alcuni film, ascoltate con la concentrazione di un concerto, solo partiture senza immagini e così poterle valutare come ad occhi chiusi. Naturalmente se qualcuno ha visto il film, ascoltare le musiche può agevolare l’ascolto, portando lo spettatore nell’animo e nel cuore all’intera pellicola. La musica è fatta così, a volte bastano poche note per ricordarsi “Otto e mezzo o “Viale del Tramonto”.

Un immaginario in note e in musica che trova in questo caso la collaborazione con l’Orchestra del Maggio, già forte dello spettacolo che vi ha visti protagonisti insieme con Gigi Proietti…
Si torno per la seconda volta e sono molto felice di ripetere questa esperienza perchè mi sono trovato molto bene e mi auguro che lo stesso valga per i musicisti. In questa occasione a differenza della precedente, c’è un pochino l’incognita della grande piazza all’aperto. Dovete sapere che i teatri, le mura, prendono e portano sempre qualche cosa in più, lasciando anche loro il segno nelle esecuzioni. Lo stesso brano suonato alla “Sala dei Greci” di Santa Cecilia a Roma, o in una piazza o in una borgata in note è lo stesso, ma in definitiva non è mai uguale a se stesso, cambia sempre. Quindi fare un concerto in una piazza così grande, così bella e così aperta il 15 luglio, avrà delle incognite a cui vi potrò rispondere solo la mattina dopo.

Definiva prima in conferenza le musiche da film come un “non genere”…
E’ vero perchè la musica del cinema ha attinto a tutti i generi. Per esempio parlavamo prima dell’esperienza della musica post avanguardistica, post dodecafonica, beh guardate in quanti film thriller e horror sono tornate utili quelle esperienze li. Chi scrive musica da cinema deve saper scrivere una partitura puntilista, un samba, deve saper scrivere un valzer classico, cioè deve saper navigare nei vari generi di questo grande universo. Questa tra l’altro per certi versi è proprio la cifra dell’oggi. Come si fa a definire una musica di oggi? Una musica di oggi è la musica di una civiltà che fruisce tutti i generi contemporaneamente, ognuno di noi nelle orecchie ha diversi generi di musica. Ad esempio l’altro giorno sono andato a ritirare la macchina dal carrozziere e la radio stava trasmettendo un pezzo di musica barocca. Cosa c’entra un brano così dal carrozziere ci verrebbe da pensare, eppure ascoltandola era entrata nelle mie orecchie e nelle orecchie di quelle persona, nel suo repertorio. Fino al 1950 ogni ceto sociale aveva una sua musica di riferimento, per esempio l’ascoltatore tipico della musica sinfonica non era lo stesso della musica cosiddetta lirica, l’opera era più popolare. Poi c’erano quelli che ascoltavano le canzonette che erano ancora più popolari, e i ceti un po’ più snob che frequentavano il jazz che veniva da oltreoceano. Ecco questi steccati nella società di massa sono saltati e quindi sono saltati anche i generi musicali. L’unica cosa che può fare un compositore., ed è almeno quello che sento io, è ripassare dentro di se tutte queste lingue e provare a ricomporle.

Navigando appunto nei generi, seguendo anche le tendenze, le interesserebbe o la ispira l’idea di poter musicare una serie tv?
Si molto, soprattutto le serie di oggi. Io in passato ho avuto esperienze a riguardo ma erano ancora da intendersi come sceneggiati, più simili a film veri e propri. La serie richiede un lavoro molto, molto particolare. Ci sono alcune serie che io vedo in cui la musica è nel genere che dicevamo noi, di colpo, di effetto pubblicitario, di opere preesistenti, invece ci sono poi delle opere dove ci sono delle composizioni molto controllate, che naturalmente devono tenere conto di tante facce, perchè non devi semplicemente sostenere un’ora e trequarti di lavoro, ma devi sostenere dodici ore e a volte anche quarantotto ore di musica. C’è veramente bisogno di tante facce che si adattino alle scene, e infatti la vera scommessa in questa sfida sarebbe proprio quella di trovare una unità di drammaturgia musicale unica per tutta la serie.

Testo ed intervista a cura di Simone Teschioni
©Levento


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