Presentato il nuovo Archivio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Più di 13.000 opere tra bozzetti e figurini, 50 modellini di scena, 40.000 fotografie, accompagnate da manifesti, cimeli, pellicole, registrazioni e stampe storiche, il tutto racchiuso in 245 metri quadrati di spazio adibito alla conservazione e altrettanti 90 di sala consultazione, questo in numeri il nuovo archivio del Teatro del Maggio inaugurato dal sovrintendente Cristiano Chiarot, insieme al Sindaco di Firenze Dario Nardella, destinato nel breve periodo ad accogliere studiosi e ricercatori. Una nuova casa dunque per questi innumerevoli tesori che ripercorrono la storia del massimo teatro fiorentino e della sua orchestra fondata nel 1928, accostatasi nel corso degli anni a nomi simbolo della storia dell’arte, del calibro di De Chirico, Renato Guttuso, Mario Sironi, Fausto Melotti, Franco Zeffirelli e Luchino Visconti.
Uno spazio che anticipa di fatto la volontà di istituire all’interno del teatro un vero e proprio museo dedicato alla storia del Maggio Musicale Fiorentino, come dichiarato dallo stesso sovrintendente Cristiano Chiarot: “uno spazio che sarà aperto all’intera città, all’università e agli studiosi, potendo così ripercorrere una parte importante della storia di questa istituzione. Un patrimonio che vogliamo mettere a disposizione di tutti i cittadini“. 

 

Un archivio che custodisce al suo interno non solo opere autografe dei grandi artisti sopracitati, ma anche la preziosa testimonianza di epistolari, carteggi e documenti amministrativi, che hanno visto protagonisti direttori d’orchestra, sovrintendenti, registi, e altre figure che hanno contribuito a rendere grande la storia del Maggio Fiorentino. Uno su tutti visto l’elevato valore storico del documento, il telegramma scritto dal direttore d’orchestra Bruno Walter nel 1939 in cui vedendosi respinto alla frontiera l’ingresso in Italia dalla Svizzera, essendo incerta la confessione religiosa della moglie, chiedeva chiarimenti e delucidazioni a riguardo all’allora sovrintendente del teatro, il tutto all’indomani della promulgazione delle leggi razziali.
La realizzazione dell’archivio si è concretizzata grazie alla sinergia e al lavoro condotto a fianco della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana e con l’Opificio delle Pietre Dure, che si è occupato nello specifico del restauro dei modellini di scena che possiamo trovare esposti all’interno degli spazi della sala consultazione.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento


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