Torna a splendere in Palazzo Vecchio la “Sala degli Elementi”

Due anni di intenso restauro, finanziati grazie all’impegno della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus, hanno consentito alla Sala degli Elementi di Palazzo Vecchio di tornare al loro più antico splendore ed essere nuovamente visitabile per intero dai turisti e cittadini fiorentini. Situata al terzo piano del museo di Palazzo Vecchio, la sala apre di fatto il gruppo composto di cinque grandi stanze e due loggiati conosciuto come “Quartiere degli Elementi”, commissionato da Cosimo I de’Medici all’artista Battista del Tasso, successivamente portato a termine da Giorgio Vasari e dai membri della sua bottega. L’incanto degli affreschi traduce in arte la simbologia e i riferimenti iconografici dei vari elementi raffigurati attraverso le allegorie della Terra, del Fuoco nella fucina di Vulcano, dell’Aria e dell’Acqua dove al centro, in un trionfo festante di figure umane e marine, troviamo la nascita di Venere. L’importo totale dell’intervento di  restauro tra gli affreschi e i soffitti, nei cui dettagli troviamo ritratte forme e figure come la “festina lente”, che richiamano ad una certa similitudine con i simboli presenti nelle “grottesche” dei corridoi delle Gallerie degli Uffizi, si aggira intorno agli 800.000 euro ed è stato reso possibile grazie al supporto della piattaforma Art Bonus e al progetto Flic (Florence I care), che consente ai privati di intervenire a tutela del patrimonio pubblico, come attestato anche nelle recenti occasioni di restauro della “Fontana del Nettuno” e delle “Rampe del Poggi”, che collegano il rione di San Niccolò al Piazzale Michelangelo.

Una sala che ammirandone il soffitto si presenta asimmetrica, caratteristica che contraddistingue buona parte di Palazzo Vecchio, e nella quale è possibile ammirare oltre alle allegorie degli elementi, anche sei riquadri affrescati dall’artista Marco Marchetti da Faenza raffiguranti scene di lotta fra divinità marine, accompagnati nelle botti dalle rappresentazioni delle virtù, tra le quali spicca la “Giustizia” ritratta sull’elmo con tre piume, una verde, una bianca ed una rossa, costituendo di fatto la prima rappresentazione pittorica del tricolore italiano nella storia dell’arte.
Da un punto di vista tecnico il restauro degli affreschi ha visto come operazione preliminare la rimozione dei bendaggi applicati per favorire un maggior sostegno alle porzioni di colore che evidenziavano un elevato rischio di distacco dalla superficie a parete, consentendo così in un secondo momento il consolidamento della pellicola pittorica con resine e malte da iniezione. Dopo una pulitura delle superfici, si è operato attraverso l’uso di impacchi volti a rimuovere le precedenti sostanze consolidanti, andando infine a sostituire le vecchie stuccature con l’esecuzione di nuove, integrando le lacune pittoriche, attraverso un’attenta e accurata selezione cromatica.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento.eu


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