L’arte di Michelangelo Pistoletto tra il “Terzo Paradiso” e il restauro di “Dietrofront”

L’incontro con l’artista Michelangelo Pistoletto è fissato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’occasione come preannunciato dal programma presente in sala su tavoli e sedie è di quelle speciali, in vista soprattutto del triplice appuntamento che lo vede protagonista nel conferimento del titolo di accademico di onore, seguito da una lectio magistralis volta ad approfondire il progetto del “Terzo Paradiso”, per concludersi infine con la presentazione per la prima volta dal 2016, del progetto di restauro dell’opera “Dietrofront” e dei relativi dati rilevati attraverso il monitoraggio delle oscillazioni della struttura metallica, inclinazione, temperatura e umidità interna. L’opera che raffigura due figure femminili, l’una posta sopra l’altra a simboleggiare come una torsione ed un improvviso cambio di direzione,  dopo l’esposizione che la vide protagonista nel 1984 al Forte Belvedere, è stata donata dall’artista al Comune di Firenze e collocata subito fuori Porta Romana, dove è possibile ammirarla insieme all’unico nucleo rimasto illeso delle vecchie mura trecentesche che proteggevano la città.

Maestro da quanto tempo mancava a Firenze?
In realtà solo da poche settimane, non troppo tempo. Ogni tanto quando ho qualche giorno libero ci passo molto volentieri.

Le capita mai di andare a vedere la sua statua “Dietrofront” a Porta Romana?
Quando sono in automobile ci passo molte volte, andarci volontariamente mi succede meno.

Passando direttamente alla sua arte, considerando la “Venere degli stracci”, il suo percorso legato alla nascita dell’Arte Povera, gli “specchi”, l’opera “Dietrofront” e non da ultimo la creazione del “Terzo Paradiso” , come ai giorni nostri l’arte può farsi strumento e agire nel plasmare questa nuova società?
Lei mi parla della “Venere degli stracci”, mi parla di “specchi”, mi parla di “Dietrofront”, sono tutti sintomi di necessità di cambiamento e allo stesso tempo anche proposte, perché ad esempio nello “specchio” noi ci vediamo non soli, ma tutti insieme. Lo specchio apre la visione dell’opera al partecipante allo spettatore, quindi l’intera società diventa attrice nell’arte di oggi. La “Venere degli stracci” rappresenta invece l’unione degli elementi che rimangono fissi nel tempo, come la bellezza della Venere, e gli stracci che sono la corruzione continua dell’esistente. Sono gli estremi diversi che connessi possono produrre qualcosa che non esisteva, vere e proprie differenze che si connettono. Nel “Dietrofront” abbiamo invece un viaggio, una partenza, in questo caso Firenze, che vede l’evoluzione della prospettiva umana a e dalla scienza da cui dobbiamo ripartire. Tanti elementi differenti e contrari che combinati producono anche in questo caso qualcosa di nuovo. Il tutto porta inevitabilmente al simbolo del “Terzo Paradiso”, al simbolo della creazione, che mette insieme nuovamente elementi diversi. Noi vogliamo creare a Firenze, anche grazie a questo confronto con gli studenti in Accademia, un qualcosa di nuovo, un dialogo sul futuro, così che questo moto rigenerativo possa essere sempre vivo.

A proposito di nuovo, come giudica lei tutto quello che a livello artistico e mediatico è il richiamo che sta avendo nel mondo il movimento della street art?
La street art è strettamente connaturata a questo bisogno contemporaneo di portare l’arte fuori dai luoghi diciamo tradizionali in cui siamo abituati a pensarla e goderla. È un bene che i giovani si buttino per strada, ma forse questo non basta, sarebbe necessario fare qualcosa che consenta di far crescere la società in maniera più creativa e comunicativa.

Come si potrebbe supportare a suo avviso questi giovani artisti?
Non vanno supportati in nessun modo, anzi, sono già abbastanza motivati in partenza, su di loro ricade la responsabilità di creare un nuovo mondo.

Per supportare già quello esistente o superarlo?
Considerando quello esistente, ciò che può essere in nostra facoltà verso questi nuovi linguaggi artistici, si traduce nel fornire degli elementi, degli strumenti volti ad indirizzare i giovani verso delle prospettive, ma poi sono loro, i giovani, che devono cambiare il mondo a loro somiglianza, non noi vecchi. Dobbiamo essere bravi ad indicare la strada alle nuove generazioni, così come in arte, così come nella vita, metterli sul binario giusto, come se fossero su di una bicicletta per la prima volta, ma poi pedalare spetta a loro.

Dal disegno del “Terzo Paradiso” che la sta accompagnando in questo suo ultimo periodo ha lasciato intendere che potrebbero nascere dei nuovi lavori diciamo collettivi…
Grazie al progetto del “Terzo Paradiso” ormai si è creata una dinamica di ambasciate nel mondo, tutte legate ad un progetto di trasformazione sociale responsabile che nasce dall’arte e che interessa non solo i giovani, ma intere popolazioni che devono essere aiutate dagli artisti a creare responsabilità. L’arte oggi è sintomo di assoluta libertà. Il giovane è libero di creare, di esporre la propria visione, il proprio sentimento, un proprio simbolo, ma questo non è più sufficiente, oltre a questo deve trovare il segno, la disposizione, l’attività degli altri per fare insieme un’opera comune che è la società nuova. Il simbolo del “Terzo Paradiso” è una linea che si incrocia due volte ed unisce le differenze. I due cerchi esterni rappresentano tutte le differenze possibili esistenti, che incontrandosi al centro producono una situazione nuova mai realizzata, diventando così pura forma della creazione, che può essere usata in tutti i sensi da tutti quanti.

Ogni volta che viene a Firenze cosa l’affascina? Cosa la ispira?
Ma guardi le dirò, forse un po’ banalmente, ogni volta che vengo a Firenze non può naturalmente mancare una visita e una passeggiata davanti al Duomo.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento


CONDIVIDI SU...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *