Il restauro della “Fontana del Nettuno” – Intervista a Philippe Daverio

Due anni di intenso restauro ed un investimento complessivo di 1.500.000 euro per riportare agli antichi fasti la “Fontana del Nettuno” di Bartolomeo Ammannati, voluta dal Granduca Cosimo I de’Medici. Un lavoro che ha consentito di intervenire accuratamente attraverso un restauro conservativo non solo sul “Biancone”, come da sempre ironicamente chiamato dai fiorentini, ma che ha visto interessati anche i bronzi del Giambologna e l’intero sistema idrico che consente i festosi giochi d’acqua, riavvicinando l’opera il più possibile nello splendore e nelle forme al suo originale progetto cinquecentesco. Il restauro, finanziato interamente tramite la modalità “Art Bonus”, è stato realizzato grazie all’ingente contributo della maison Salvatore Ferragamo, risultando ad oggi per valore complessivo, come l’investimento più importante di tutto il 2019. I lavori sull’impianto idrico, non più in funzione dal 1987, insieme agli altri interventi di pulitura coordinati dal Servizio Belle Arti della Direzione Servizi Tecnici del Comune, si inseriscono in riferimento all’opera, come il secondo intervento di restauro più importante mai eseguito sulla fontana, dopo quello del 1719-1720 voluto da Anna Maria Luisa de’Medici. In occasione della conclusione dei lavori e della presentazione della nuova “Fontana del Nettuno”, abbiamo raccolto a riguardo la testimonianza artistica e qualche cenno storico sull’opera, intervistando direttamente lo storico dell’arte Philippe Daverio.

Presentato il restauro della fontana del Nettuno, storicamente parlando, possiamo dire che emerge subito un confronto tra le fontane romane e quelle fiorentine…
Innanzitutto potremo dire che a Firenze rispetto a Roma le fontane non servono, siete già una città umidissima. Ci sono tre città in Italia dove le fontane non servono e sono Venezia, Milano e appunto Firenze. Quando questa fontana fu costruita, più che a fronte di un’utilità pratica, si assecondò la forte ambizione ducale di Cosimo I, che una volta ottenuto per la famiglia Medici il tanto ambito blasone, attraverso il titolo ducale ottenne anche la facoltà di elevarsi alla stregua delle famiglie regnanti d’Europa disponendo addirittura di maggior ricchezza delle stesse. Il titolo ricevuto di Granduca di Toscana e il matrimonio che unì la famiglia Medici agli Asburgo sono lo slancio fondamentale che porta alla commissione della Fontana del Nettuno, eseguita da Bartolomeo Ammannati e voluta da Cosimo I per consolidare i consensi anche tra le fila del popolo.

Una fontana che si inserisce in un contesto cittadino ancora non al massimo del suo splendore…
Esatto. Cosimo I però conosce bene la natura profondamente ambiziosa dei fiorentini e proprio per questo la creazione della fontana ricopre un ruolo importante sia pubblico che politico. Basti pensare che il Ponte Vecchio ai tempi era il ponte dell’arte dei Beccai, utilizzato per fare i macelli, mandando così le frattaglie ai pisani attraverso l’Arno. La fontana fu proprio inaugurata seppur in modo provvisorio in occasione delle nozze di Francesco I e Giovanna d’Austria nel 1565, elevando così l’immagine di bellezza della città. Ugualmente avvenne con il Corridoio Vasariano e la riordinazione di Ponte Vecchio, era impensabile dare ai regnanti d’Austria un’immagine non consona della città.

Un’opera si potrebbe dire volta a creare bellezza…
Si, ai tempi penso proprio che la Fontana del Nettuno possa essere stata una delle fontane più belle d’Italia insieme ad una sua similmente bella voluta da Paolo V Borghese a Roma, ma ricordiamoci sempre che Paolo V Borghese era toscano. Voi toscani c’è da dire che nel ‘500 avevate una bella importanza sia a livello papale che nell’ottica delle monarchie europee. Un fenomeno assai interessante che lascia le sue tracce nella struttura urbana.

Considerando l’opera nel suo insieme, un altro grande artista fu protagonista in questo caso riguardo ai bronzi raffiguranti fauni e ninfe giusto?
Si, fu il Giambologna. A questo artista si deve una vera  e propria mutazione dell’estetica femminile, considerando che le donne a Firenze venivano sempre rappresentate come piccoline e minute. Da un’apparente immagine di fragilità si passa grazie all’introduzione di un’estetica nuova, ovvero quella francese, all’immagine che potremo anche definire come di “coscia lunga”. In questa estetica, corrispondente anche ad una visone nuova della vita, muta l’immagine delle fiorentine stesse, perché se le donne nel ‘400 erano più abituate a muoversi a piedi costantemente, quelle del ‘500 possiamo dire che iniziano a girare anche “fuori le mura” nelle ville in campagna avvicinandosi più ad una vita sedentaria. Cambia proprio l’estetica femminile in relazione alla trasformazione della vita, della sua qualità e della realtà quotidiana.

Potremo allora definirla una fontana a tutto tondo?
Proprio una fontana a tutto tondo, con questo grande Nettuno a fare da padrone al centro, a voler simboleggiare l’estensione del potere mediceo sui mari, come avvenne infatti nel Granducato di Toscana con la costruzione del porto di Livorno e degli altri sulla costa.

Testo e intervista a cura di Simone Teschioni
©Levento


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