Milo Manara, l’intervista da Caravaggio ad Adrian fino al Palio di Siena

Presentato a Milano alla Pinacoteca di Brera il nuovo volume di Milo Manara su Caravaggio, edito da Panini Comics ed intitolato “La Grazia”, in cui è narrata la seconda parte della vita del genio lombardo, dalla fuga da Roma fino alla morte sulla spiaggia di Porto Ercole. Il libro, secondo capitolo che si ricollega a “La tavolozza e la spada”, disegnato in pieno stile Manara, segue fedelmente la biografia dell’artista arricchendo la storia con incastri di fantasia modellati sulla vita del pittore, con quel tocco di sensualità propri della firma dell’autore. Così proprio in occasione di questo incontro tra arte e fumetto, ne abbiamo approfittato per un’intervista all’autore tra Caravaggio, le polemiche sulla serie tv “Adrian” e l’incarico che lo porterà a dipingere ad agosto il Palio di Siena.

Partendo proprio da Caravaggio, nella creazione del nuovo volume sull’artista, cosa le è rimasto di questa esperienza? E’ possibile che una traccia di questo lavoro l’accompagni anche nei suoi prossimi progetti?
Penso proprio di si, è impossibile frequentare questi giganti dell’arte senza rimanerne influenzati e stregati anche sul piano professionale, al punto che il prossimo progetto le dirò, riprenderà proprio da Artemisia Gentileschi, che conobbe Caravaggio da bambina, essendo il padre Orazio Gentileschi molto legato al pittore. Penso proprio che questo mondo mi resterà fatalmente incollato addosso anche per il prossimo libro. Vorrei riprendere la storia interpretando la vita di Artemisia quasi come il finale di una trilogia, facendo continuare l’influenza e lo spirito del Caravaggio nel prossimo volume, anche dopo la sua morte. Mi piacerebbe inserire nuovamente il pittore nella storia, ma con un ruolo molto marginale, collegandoci una figura di Artemisia bambina che rimane traumatizzata insieme al padre della morte del Merisi, perchè entrambi molto amici del folle genio e frequentatori degli stessi ambienti. Nel sottolineare questo forte legame Artemisia utilizzerà nella sua produzione artistica molte delle scene già dipinte dal suo predecessore, ma inevitabilmente come nella “Giuditta e Oloferne” confluirà tutto un altro peso rispetto al Caravaggio, essendo stata la pittrice violentata da giovane da un collega del padre, tale Agostino Tassi. Vorrei raccontare la storia di Artemisia come il percorso di un personaggio forte, di una donna che come un’eroina della storia dell’arte chiude la trilogia caravaggesca con un finale di redenzione e perdono del padre, che in primo luogo non supportò la figlia difronte allo stupro, ma la accusò addirittura di dire il falso. Un ruolo salvifico che permette di redimerci,  chiudendo il libro con il ricongiungimento in vecchiaia tra Orazio Gentileschi e figlia a Londra, per ultimare insieme la commissione di un affresco.

Sulle polemiche invece legate ad Adrian e all’interruzione della serie?
Parlando da illustratore, per come molti l’hanno descritta, devo dire che non la reputo la peggior serie che si sia vista in televisione negli ultimi anni. I miei disegni nella realizzazione di Adrian sono stati dati agli animatori, facendo io stesso qualche volta da story border, come guida per l’abbigliamento e i tratti dei personaggi, visto che si trattava di persone realmente esistenti. Per quanto riguarda il mio lavoro nell’animazione, c’era bisogno di un livello intermedio nel passaggio dalla fotografia al disegno, così da scegliere i punti salienti, visto che per realizzare un secondo di video sono necessari almeno 12 disegni di altrettanti animatori. Ho svolto diciamo un ruolo guida secondo quello che mi era stato richiesto dall’autore e dal regista della serie. Di tutto il resto, per come sono andati gli episodi in onda, penso che nel trasmettere i messaggi di fondo si sia sprecata un po’ un occasione, si poteva sicuramente fare qualcosa di meglio. Sul mio lavoro per contratto, avrei potuto ritirare il nome se non fossi stato soddisfatto del risultato finale, ma ad essere sincero non ne vedevo il motivo, quello che ho fatto lo rivendico tutto, anzi se dovessero ripropormelo lo rifarei molto volentieri. Non reputo, come molti invece sostengono, che nel realizzare la serie sia stato commesso un assassinio culturale del mio lavoro. Mi sembra che ultimamente ci sia un po’ troppa isteria nell’aria e spero vivamente che la situazione si possa superare, insomma ha capito…

Sappiamo che ad agosto dipingerà il drappellone per il Palio di Siena, ha già qualche idea a riguardo e soprattutto a livello di emozione come vive questa esperienza?
Sono molto emozionato e molto onorato per essere stato scelto. Devo dire che provo una grande felicità anche se un po’ è stata amareggiata a seguito di commenti poco riguardevoli ricevuti nei miei confronti su i social, da parte di gruppi animalisti contrari al Palio. Conosco bene Siena, il Palio, la sacralità e l’importanza e le attenzioni che i cittadini rivolgono nei confronti del cavalli per cui mi sembrano insensate tutte queste critiche, sia verso il Palio che nei miei confronti. Io personalmente sono innamorato dei cavalli, ne ho anche allevati un paio. Penso che nel mio Palio ci sarà un rapporto molto intenso, di tipo spirituale, tra l’immagine dell’Assunta e il cavallo, che sarà protagonista del mio disegno, proprio per sottolineare la grande dimensione trascendentale che questo animale riveste a Siena. Il cavallo ha accompagnato da sempre l’evoluzione dell’uomo e per millenni è stato il compagno spirituale e fisico di battaglie, di lavoro e di conquiste, una figura fondamentale per lo sviluppo della cultura umana.

Intervista a cura di Valeria Gallo
©Levento


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