Il carro d’oro di Johann Paul Schor nella mostra dedicata al carnevale Barocco

Nella “Sala delle Nicchie” di Palazzo Pitti, fino al 5 maggio troviamo la mostra dedicata al carnevale barocco, frutto di un anno intero di studi e di ricerche intorno all’opera raffigurante “Il carro d’oro” di Johann Paul Schor, recentemente acquistato dalle Gallerie degli Uffizi. Un focus non solo sul pittore, definito a più riprese “il più creativo e fantasioso collaboratore di Gian Lorenzo Bernini“, ma anche un punto di vista scientifico e artistico sulle tradizioni carnevalesche romane, rispettivamente raffigurate nelle due opere cuore dell’esposizione, e sulle mascherate e le feste barocche del Granducato di Toscana, come quella tenutasi al Giardino di Boboli nel 1656 che ispirò il corteo del principe Giovan Battista Borghese a Roma. Johann Paul Schor fu un artista barocco fortemente legato alla rappresentazione in arte dell’effimero. Ciò si evince non solo dalle sue opere su tela che ritraggono sfarzi, feste e lusso, ma anche dalle numerose commissioni che ricevette dalle famiglie nobili della Roma del 600, tra le quali la famiglia Chigi, Borghese e la famiglia Colonna per cui realizzò anche il “Letto da parata per la nascita del primogenito di Lorenzo Onofrio Colonna e Maria Mancini“, di cui troviamo esposta in mostra l’incisione del 1663.

I documenti scoperti dalla dottoressa Elena Fumagalli, intorno ai quali si concentrano gli studi dei rapporti tra la famiglia Borghese e la bottega di Schor, a cui prese parte anche il fratello Egid, sono accompagnati nell’esposizione anche da un’altra preziosa tela che celebra il lusso e la grandiosità delle celebrazioni romane, ovvero la “Giostra dei Caroselli a Palazzo Barberini“, proveniente dal Museo di Roma di Palazzo Braschi ed eseguita da Filippo Lauri e Filippo Gagliardi in occasione della grande festa del 28 febbraio 1656, in onore della regina Cristina di Svezia. Vere e proprie occasioni di propaganda e di sfoggio del potere politico delle famiglie, elaborate creazioni ad opera di artigiani, pennattieri, orpellai e artisti, che come sottolineato dalla dottoressa Maria Matilde Simari, costruivano appositamente per lo spettacolo di corte, carri, tribune, vestiti e arredi, che successivamente venivano smontati e riutilizzati per altre celebrazioni, motivo per il quale è assai raro riscontrare ad oggi oggetti provenienti da quel periodo storico. Completano la mostra la serie delle ventiquattro incisioni dei “Balli di Sfessania” di Jacques Callot, che raffigurano la nascita delle maschere e dei personaggi carnevaleschi, insieme ad un altro elemento di finissimo pregio, rappresentato dalla “Culla da parata” realizzata presumibilmente dalla bottega Schor, arricchita da un importante gruppo scultoreo di altissima qualità e rivestita interamente in oro, appartenente ad una collezione privata con cui le Gallerie degli Uffizi sono attualmente in fase di trattativa avanzata per l’acquisto.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento


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