Pierfrancesco Favino porta in scena “La notte poco prima delle foreste”

Arriva al Teatro della Pergola di Firenze lo spettacolo “La notte poco prima delle foreste” di Bernard-Marie Koltès, nella traduzione italiana di Pierfrancesco Favino, diretto alla regia da Lorenzo Gioielli. Protagonista del monologo interpretato dallo stesso Favino, reso celebre grazie anche alla parentesi sanremese della passata edizione del festival, è la condizione di straniero rappresentata da un giovane uomo che sotto la pioggia, con i vestiti e i capelli bagnati, ferma uno sconosciuto dietro un angolo, non per chiedergli una stanza o dell’elemosina, ma per condividere con lui le sue storie, la sua condizione, le sue esperienze e le sue disavventure, tutte cariche e dense di sofferenza e malinconia, portate in spalla come un inseparabile bagaglio. L’assenza di punteggiatura ferma permette al dialogo di scorrere libero come un fiume, che crescendo di intensità parola dopo parola, travolge e rapisce lo spettatore nel dramma identitario del protagonista, nel voler essere riconosciuto non come straniero ma come persona, nel trovare risposta al dubbio “essere o non essere”con la semplice affermazione “io sono”. L’angoscia che pervade il racconto, che si sviluppa lungo le strade di una periferia di città dove le luci confondono tra loro figure e persone, ci impone di soffermarci sulla condizione umana qui rappresentata senza nome e senza patria, mettendoci davanti come uno specchio, lo stesso specchio dal quale ci viene suggerito di stare in guardia, dal quale il nostro straniero rifugge. Non sentirsi più soli, avere la possibilità di raccontarsi agli altri, questo l’appello che emerge tra le righe del testo “La nuit juste avant les forêts” di Bernard-Marie Koltès, protagonista lui stesso della vicenda che ne ha ispirato il lavoro teatrale, rappresentato per la prima volta nel 1977. Ascoltarsi, confrontarsi e capirsi, per poter infine arrivare a “stare bene come sdraiati sull’erba, come se non ci si dovesse più muovere, sotto l’ombra degli alberi“.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento


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