“Gli animali nella storia di Firenze” il nuovo libro firmato Luciano e Ricciardo Artusi

In occasione del consueto appuntamento con le “Niccolitudini”, le presentazioni letterarie ideate dall’editore Antonio Pagliai al Teatro Niccolini di Firenze in via Ricasoli, prosegue il nostro focus legato alle “storie di città” con Luciano e Ricciardo Artusi, questa volta in occasione della presentazione del libro “Gli animali nella storia di Firenze”. Gli autori, profondi conoscitori della storia fiorentina, presentano al lettore con questa pubblicazione tutta una serie di curiosità legate non solo alla storia del capoluogo toscano, ma anche a quello che è il profondo legame che la città vive nel suo lato che potremo definire come “animalesco”, offrendo non un semplice bestiario o un elenco dettagliato di fatti e storie legate agli animali, ma un vero e proprio approfondimento che partendo dalle strade, dalle vie e dai chiassi di Firenze, ci permette di viaggiare a ritroso nel corso dei secoli.

Gli animali nella storia di Firenze, il nuovo libro scritto a quattro mani uscito di recente nelle librerie, come non cominciare a parlarne da due dei simboli della città, la “tartaruga” e il “leone”.
L: La tartaruga che rappresenta l’emblema di Cosimo I Granduca di Toscana, che fece dell’animale con sopra la vela, nominata “Festina Lente”, il suo simbolo e il suo motto. Cosimo I pensava a giusta ragione, che nel prendere le decisioni e nel fare le leggi si dovesse agire con calma, per poi una volta promulgate,seguendo l’esempio del vento a favore di vela, divulgarle e renderle effettive il prima possibile.
R: Il Leone invece ci riporta a vari aneddoti del libro, dal Marzocco ai leoni della Loggia dei Lanzi, a quello legato all’aneddoto di Anselmo, che durante un sogno vide animarsi un leone e la mattina seguente in segno di sfida verso l’animale, mettendo la mano dentro la bocca di una statua, fu punto da uno scorpione che ne causò la morte.

Sempre legati agli animali nella storia di Firenze passiamo da quelli che sono anche i tanti riferimenti negli stemmi delle arti maggiori, a quelli che sono i monumenti in città tra le numerose fontane e statue.
L: Animali che potremo dire essere un po’ dappertutto in città. Nello scrivere il libro abbiamo preso spunto e ci siamo ispirati anche alle varie nomenclature e alla toponomastica delle strade, come “via della rondinella” o “canto alle rondini”, oppure la famosa “Torre della serpe”, che ci ha dato modo di parlare di questo animale strisciante. Come poi non citare la figura del cavallo, in riferimento sia a quelli che troviamo raffigurati nella fontana del Nettuno, che alla storia legata all’assedio di Firenze e al destriero dell’Ambasciatore di Venezia, morto a seguito di una cannonata salvando la vita al suo cavaliere.

Animali anche fantastici come ad esempio la Chimera…
R: La Chimera per cui viene in mente la città di Arezzo, ma pensando a Firenze ci soffermiamo anche sull’omonima “via della Chimera” e sulla scultura fortemente voluta da Cosimo I nelle sale di Palazzo Vecchio, custodita oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Una curiosità nel libro è legata alla figura del Pavone, che troviamo sia nella “Sala dei Pavoni” di Palazzo Davanzati, ma che ritorna anche con il nome Artusi nel famoso libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”.
L: Questa infatti è una storia simpatica perché l’Artusi nel suo celeberrimo libro, descrivendo un piatto con il Pavone, si dimentica di specificarne la ricetta, descrivendo solo l’animale. Un episodio davvero strano e singolare, considerando che tra le pagine del libro, risulta essere l’unica ricetta per così dire mancante.
R: Pensiamo che la mancanza della ricetta possa essere legata al fatto che Pellegrino Artusi era molto amico di Paolo Mantegazza, fondatore del Museo Nazionale di antropologia ed etnologia di Firenze. È probabile che i due si siano confrontati più volte sull’animale, ma ci viene anche da pensare che la ricetta mancate possa essere dovuta alla dubbia qualità della carne, oppure al non avere approfondito troppo l’argomento.

Un libro che non vuol essere un bestiario, ma un vero e proprio approfondimento legato alle curiosità, in questo caso possiamo dire “animalesche”, sulla città di Firenze e su i suoi abitanti.
R: Per concludere sul libro mi viene proprio in mente una frase di Pellegrino Artusi sulla vitella che dileggia sulla furbizia dei macellai di Firenze, che chiamano vitella il “sopranno”, ma anche tutte le bestie di oltre due anni e se queste potessero parlare: “molte di esse vi direbbero non soltanto che non sono più fanciulle, ma che hanno avuto marito e qualche figliuolo”.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©Levento


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