Il dramma dell’Alzaheimer in scena nello spettacolo “Il Padre” con Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere

Se pensiamo a “Il Padre”, titolo dello spettacolo in programma fino a domenica 10 febbraio 2019 al Teatro della Pergola di Firenze, con Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere, la prima immagine che ci viene in mente, potrebbe essere legata alla tragedia del drammaturgo e poeta svedese August Strindberg, nella messa in scena rappresentata lo scorso anno da Gabriele Lavia. Ma saremo in errore, niente di più sbagliato. Lo spettacolo diretto alla regia da Piero Maccarinelli, nella traduzione italiana del grande successo di Florian Zeller, che ha debuttato nel 2012 al Hébertot Théâtre di Parigi, ci porta ad affrontare il delicato tema dell’Alzheimer, grazie alla messa in prosa del dialogo tra Andrea e Anna e il loro rapporto familiare tra genitore e figlia, legato alla gestione della malattia del padre. Andrea è un ex ingegnerie in pensione di 70 anni, che andato ad abitare a casa della figlia, con il tempo inizia a confondere luoghi, tempi e persone, dando vita ad un drammatico intreccio, in cui emozioni e turbamenti proiettano lo spettatore fin dentro la testa del protagonista, portandolo ad immedesimarsi sempre di più nei suoi panni. La costante perdita di memoria legata alla malattia, viene rappresentata nello spettacolo attraverso una vera e propria frammentazione dei ricordi del padre (Alessandro Haber), che si scompongono e si ricompongono a seconda dei vari attori che si presentano sulla scena, giocando non solo sul cambiamento fisico della figlia e del marito, ma anche sul continuo spostamento degli oggetti presenti sul palco, creando ad ogni flash come una nuova immagine della stessa scena. La presa di coscienza della propria malattia e della propria condizione, avviene per il padre solo attraverso rari momenti di lucidità condita a rabbia, che esplodono davanti al pubblico, che assiste alla progressiva perdita di punti di riferimento, fino all’oblio finale, dove i ricordi cadono uno dopo l’altro, come tante foglie d’autunno da un albero, lasciandolo completamente spoglio.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento


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