Gabriele Lavia nel confronto con “Il Padre” di Strindberg

Dopo la prima nazionale del 13 e 14 gennaio al Teatro Era di Pontedera, Gabriele Lavia, porta in scena al Teatro della Pergola di Firenze fino al 21 gennaio 2018 il dramma psicologico di Johan August Strindberg, intitolato “il Padre”. Uno spettacolo scritto nel 1887 che permette di indagare a fondo l’animo umano, tra certezza e dubbio, nell’eterno conflitto tra uomo e donna dove la figura femminile, la moglie Laura, interpretata da Federica Di Martino, si dimostra in grado di ribaltare i ruoli e spingere il marito, il Capitano Adolf alla pazzia. Una follia crescente, sapientemente indirizzata nei confronti del protagonista, che clinicamente lo assale nel dubbio sulla paternità della figlia, fino alla perdita totale della ragione. Un passaggio di ruoli in cui possiamo leggere anche tracce del mito di Ercole e Onfale, nel parallelo del furto della clava e della veste di leone della divinità, spogliata dei suoi simboli di forza e virilità attraverso l’inganno, così come il Capitano privato della sua divisa e una volta reso innocuo, coperto simbolicamente dallo scialle di cachemire della moglie.
La scenografia a cura di Alessandro Camera, in questa produzione firmata Teatro della Toscana, delinea un’ambiente ricco di elementi disposti come in uno status di equilibrio precario, riflettendo in pieno i dubbi che andranno ad abitare sempre di più la mente del Capitano di cavalleria, interpretato da un intenso Gabriele Lavia. La scrivania, l’orologio, le poltrone, le sedie, sembrano come sprofondare e insieme con loro la condizione data della certezza dell’essere uomo, dell’essere padre, che lascia spazio al dubbio, mostrandosi sempre più spoglia, nuda, privata di ogni simbolo di virilità, per essere infine una volta azzerata, confinata dentro una camicia di forza.

Testo a cura di Simone Teschioni
©Levento


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